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Mercoled� 9 Ottobre 2002
La ricerca � necessit�, non lusso

di MASSIMO CAPACCIOLI*

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confeziona nel pi� assoluto riserbo una riforma degli enti di ricerca, e del Cnr in particolare, che suscita gravi preoccupazioni ed un crescente malumore tra gli addetti ai lavori, un astrofisico italiano, Riccardo Giacconi, viene premiato con il Nobel, il riconoscimento pi� prestigioso e ambito tra quelli destinati agli scienziati. Ma il contrasto, ahim�, � solo apparente. Giacconi ha infatti lasciato l'Italia oltre quarant'anni fa, poco dopo la laurea, e da allora ha sempre lavorato all'estero, per lo pi� negli Stati Uniti. Il premio che gli rende onore � il frutto del felice connubio tra le qualit� di uno scienziato acuto e appassionato, che � anche manager rigoroso, determinato e di vasta esperienza internazionale, l'eccellenza della scuola italiana di fisica, che perdura a dispetto di grandi difficolt�, e le opportunit� offerte alla scienza oltre oceano, dove la ricerca, anche quella di base, � vissuta come una necessit� piuttosto che sopportata come un lusso.
La fortuna scientifica di Giacconi incomincia a Cambridge, Massachusetts, presso l'American Science and Engineering, un'azienda specializzata in ricerca fondamentale e caratterizzata da una straordinaria capacit� di trasferimento tecnologico. L�, nel gruppo di Bruno Rossi, un altro grande italiano costretto ad emigrare dalle leggi razziali, vengono poste le basi dell'astronomia dei raggi X: una nuova finestra sul cosmo foriera di straordinari sviluppi. In soli tre anni, grazie ad uno strumento innovativo montato su un razzo Astrobee, il team scopre nella costellazione dello Scorpione la prima sorgente di radiazione X esterna al Sistema Solare. Tutti sapevano che il Sole produce anche fotoni X, molto energetici ma rarissimi, e dunque nessuno si aspettava di poter osservare sorgenti milioni di volte pi� lontane della nostra stella, e migliaia di miliardi di volte pi� deboli. Ma la natura aveva in serbo, per la squadra di Giacconi, la prima di innumerevoli sorprese: una macchina celeste ben pi� efficiente del Sole nel produrre raggi X, fatta da un astro che trasferisce materia sopra un compagno degenere, una stella di neutroni o un buco nero. Il successo clamoroso viene bissato di l� a poco dalla messe di scoperte fatte dal satellite Uhuru (�Libert�", in lingua swahili), il primo vero esploratore del cielo X.
Chiamato all'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, Giacconi guida la progettazione, realizzazione e successivo sfruttamento scientifico di un osservatorio orbitante per raggi X ancor pi� potente di Uhuru. Sar� chiamato Einstein per significare il ruolo chiave assunto dall'astronomia X nello studio delle maggiori strutture cosmiche, le galassie e gli ammassi di galassie: questi sistemi di stelle vivono spesso immersi in aloni di gas caldissimo che emette grandi quantit� di fotoni X. Primo direttore, dal 1981 e per 12 anni, dell'istituto che da Baltimora gestisce il telescopio spaziale Hubble, poi direttore generale dell'Osservatorio Europeo Australe che ha realizzato a Cerro Paranal, sulle Ande cilene, il pi� grande osservatorio astronomico sulla Terra, e finalmente, dal 1999, presidente dell�Aui, un'organizzazione che gestisce l'Osservatorio radio-astronomico nazionale statunitense, Giacconi ha saputo conservare intatta la voglia di fare ricerca e la curiosit� di conoscere. A lui vanno i nostri pi� sinceri complimenti per il meritatissimo riconoscimento; a noi l'augurio che il suo successo � quello di un grande italiano all'estero � convinca il Governo a cambiare rotta prima che sia davvero troppo tardi.
* Ordinario diAstronomia
dell�Universit� di Napoli �Federico II" e direttore dell'Osservatorio astronomico
di Capodimonte-Inaf, Napoli


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